PRESENTAZIONE DE “L’ILLEGALITÀ PROTETTA”, RACCOLTA DI SCRITTI DEL GIUDICE CHINNICI

Alcuni stralci dell’intervento di Vittorio Teresi, presidente del Centro studi “Paolo e Rita Borsellino”, tenuto nel corso della presentazione del libro “L’illegalità protetta. Le parole e le intuizioni del magistrato che credeva nei giovani”. Una raccolta di scritti di Rocco Chinnici, il giudice che intuì l’importanza di dar vita al pool antimafia.

presentazione l'illegalità protetta

“Rocco Chinnici è stato un precursore straordinario, un magistrato dallo sguardo molto lungo. Da Capo dell’Ufficio istruzione affari penali di Palermo scelse uno per uno il primo nucleo di magistrati chiamati a rivoluzionare il metodo delle indagini. Chinnici comprese l’importanza del lavoro di squadra, in primis volto al superamento della parcellizzazione delle indagini: i giudici iniziarono a lavorare scambiandosi le informazioni in possesso, così facendo iniziarono ad interagire fra loro in maniera straordinaria. Con Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta si diede avvio a quella esperienza straordinaria che nel tempo divenne nota come pool antimafia. Ma non solo. Negli anni ‘70 e ‘80 le strade di Palermo erano funestate oltre che dai morti ammazzati dalla mafia, anche dai corpi di tanti giovani morti a causa dei fiumi di eroina. Il traffico di droga, soprattutto di quegli anni, per i mafiosi ha rappresentato un affare di proporzioni enormi che di fatto ha alterato il tessuto economico della nostra terra e rovinato l’esistenza dei nostri giovani. Rivolgendosi proprio a quei ragazzi, Chinnici uscì fuori dalle mura grigie di un Tribunale, non occupandosi soltanto di reprimere il malaffare, ma parlando a tutta la società. Senza un cambiamento della società, l’azione giudiziaria non poteva rivelarsi totalmente efficacie. Il mio battesimo da magistrato lo ricevetti tristemente con la camera mortuaria del procuratore Gaetano Costa. Il ricordo delle condizioni di assoluta solitudine nelle quali si trovò ad operare per la firma di alcuni ordini di cattura è rimasto in me indelebile. Non fu lasciato solo soltanto all’interno del proprio ufficio, ma questa solitudine venne resa nota anche all’esterno.”

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