#caroestortore #grazieLibero TRENT’ANNI ADDIETRO LIBERO GRASSI PUBBLICAVA LA LETTERA AL SUO ESTORSORE

Trent’anni addietro Libero Grassi faceva pubblicare da un quotidiano una sua coraggiosa lettera, nella quale si rivolgeva ai suoi estorsioni (che si erano presentati con telefonate anonime sotto il finto nome del “geometra Anzalone”). La lettera non era soltanto la manifestazione pubblica della sua avversione a pagare qualsiasi somma a titolo di estorsione, ma anche una aperta esortazione, rivolta al mondo della imprenditoria e del commercio palermitani, affinché anche tutti gli altri si astenessero dal pagare e denunciassero le richieste ricevute.Fu un atto di grande coraggio ed una enorme esposizione per la sua incolumità personale. Purtroppo Libero Grassi non aveva fatto i conti con la classe imprenditoriale palermitana costituita da persone pavide, ignoranti e qualche volta conniventi, che non si limitarono a non aderire alla sua richiesta, ma lo irrisero e lo isolarono apertamente. Il massimo vertice di Confcommercio inizio’ una feroce polemica accusando Libero Grassi di avere fatto troppo rumore (parlo’ di una inopportuna “tammuriata”). La società civile rimase per lo più distaccata e Libero Grassi si trovò solo ed esposto, il 29 agosto successivo venne assassinato. Ho condotto le indagini e celebrato il processo per l’omicidio ed il tentativo di estorsione, all’esito venne condannato all’ergastolo Salvatore Madonia ed ad una pena più breve il suo complice (che aveva collaborato) Marco Favaloro. Nel corso delle indagini venne rinvenuto , nel covo di Antonino Madonia (fratello di Salvatore e reggente del mandamento di Resuttana) che si trovava in via D’Amelio, il c.d. Libro mastro delle estorsioni. Comparivano i nominativi dei più noti imprenditori palermitani, i più rinomati ristoranti, commercianti professionisti. Erano circa 150 vittime di estorsione con tanto di somme percepite e da percepire in uno scadenzario preciso e soffocante. Ebbene di quei 150 personaggi solo sette o otto ammisero di essere vittima di estorsione e di avere pagato, gli altri negarono pure di esistere. Si accontentarono di andare a processo per false dichiarazioni e sedere sul banco degli imputati a financo dei mafiosi che li avevano taglieggiati pur di non offrire una sia pur minima collaborazione con gli inquirenti. Fu una delle pagine più nere ed imbarazzanti della storia della borghesia mafiosa palermitana. Libero Grassi purtroppo non sapeva di trovarsi in mezzo a questa mefitica palude.

Come Presidente del Centro studi, ricerche e documentazione Sicilia/ Europa “Paolo e Rita Borsellino” voglio manifestare la vicinanza e la sincera solidarietà ai familiari di Libero Grassi che sempre con grande dignità e compostezza hanno affrontato la tragedia personale e sociale della uccisione del loro congiunto.Il pensiero commosso del Centro studi va alla moglie Pina Maisano Grassi (ormai scomparsa) ed ai figli Alice e Davide quale esempio di coraggio e di determinazione che sono usciti vittoriosi dal confronto con una città cinica e indifferente e che hanno trovato nell’associazionismo volontario e in Addiopizzo le sponde ideali per la loro lotta al racket dell’estorsione.

Vittorio Teresi

Presidente del Centro studi Paolo e Rita Borsellino

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